10 maggio 2026 – Mamre

Domenica 10 maggio 2026 incontro con Dario Vivian

Programma

-ore 9.30 Arrivo a Mamre e accoglienza
-ore 9.45 Presentazione della scheda per la riflessione
-ore 10.00 Silenzio
-ore 11.30 Pausa
-ore 12.00 Relazione di Dario Vivian sul tema: “Tra mondo e regno.  (vedi scheda) (registrazione audio)
-ore 13.30 Pranzo
-ore 15.00 Ripresa della condivisione (registrazione audio)
-ore 16.30 circa chiusura e rientro.

A questo link  siamo tutti invitati a indicare la nostra partecipazione e l’eventuale contributo per il pranzo. Vi preghiamo di farlo entro venerdì 8 maggio, per organizzarci meglio nel trasporto e per evitare sprechi nella preparazione del pranzo.

TRA MONDO E REGNO:

Mamre 10 maggio 2026

 RIEPILOGANDO …

Come mai ci siamo imbarcate e imbarcati in questa storia del tra e continuiamo a ritornarvi???

  • perché siamo in ogni epoca come le discepole e discepoli di Gesù, dopo l’evento della pasqua, a interrogarci
  • sul segmento di storia che ci è dato di vivere (come mai non è finita, visto che la pasqua è il compimento di tutto?)
  • elaborando la delusione di constatare come il negativo sembra ripresentarsi uguale a sempre (ma davvero il regno viene?)
  • accettando che il tra è la condizione da vivere, in ogni esperienza che facciamo, ma richiede un discernimento per farlo (implicito o esplicito)
  • ed è quello che invochiamo dicendo Venga il tuo regno (non è venuto, ma sta venendo) affidandosi (il soggetto è Dio stesso) e insieme responsabilizzandosi (come fargli posto)
  • è appunto la necessità del discernimento (al fine di trovare motivazioni per vivere l’esistenza) a costituirci come comunità ermeneutica  
  • che elabora il discernimento con modalità non individuali (per questo siamo gruppo)
  • che discerne con gli altri e anche a nome di altri, condividendo motivazioni e modalità di stare nel tra (è questo il contributo che il gruppo dà all’esterno, attraverso le relazioni che si vivono in famiglia, nella professione, nell’ambito sociale ed ecclesiale …)
  • che attinge dalle Scritture una possibile luce (non senza la fatica di entrarvi dentro per cogliere e accogliere la parola di Dio che esse contengono)

                             PROPOSTA DI ESERCIZIO ERMENEUTICO …

Gli si avvicinano i discepoli di Giovanni domandandogli: “Perché noi e i farisei digiuniamo, mentre i tuoi discepoli non digiunano?”. E Gesù disse loro: “I figli della stanza nuziale possono essere afflitti finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, allora digiuneranno. Nessuno, d’altra parte, mette un pezzo di stoffa grezza sopra una vecchia veste; toglie, infatti, la pienezza dalla veste e lo squarcio diventa peggiore. Nemmeno si mette vino nuovo in otri vecchi: altrimenti si spaccano gli otri, il vino si versa e gli otri vanno perduti. Si mette, invece, vino nuovo in otri nuovi e così entrambi sono custoditi” (Matteo 9,14-17).       

  • Gesù definisce le discepole e i discepoli figli della stanza nuziale (solitamente tradotto invitati alle nozze)
  • Che cosa evoca in noi questa simbolica, a livello esistenziale?
  • Può avere a che fare con la questione della fede,nelle sue differenti accezioni?
  • La questione si pone sul discernimento che è chiesto al discepolo rispetto al cibo e il mettersi a tavola, tra mangiare e digiunare
  • Che cosa può significare rimanere nel tra quando ci riferiamo al cibo, quindi alla relazione con il creato?
  • E che cosa invece comporta stare nel tra quando ci riferiamo al mettersi a tavola, in relazione con gli esseri umani?
  • La decisione di mangiare o digiunare dipende dalla presenza o meno dello sposo, se è con noi o se ci viene tolto
  • La condizione dentro la quale si trova la comunità, quando è stato scritto il vangelo, è di vivere tra assenza e presenza
  • Che significa per noi oggi la condizione analoga e come percepiamo l’esserci e/o il venire tolto dello sposo?
  • L’avvertenza a non vivere il tra con la modalità di un compromesso, che vorrebbe tenere insieme il vecchio e il nuovo
  • Nella simbologia del vestito si allude ad una pienezza che viene tolta, ampliando lo squarcio: come lo interpretiamo nell’oggi delle nostre realtà?
  • Nella simbologia del vino e degli otri, l’indicazione in Matteo e in Marco è di custodire vino nuovo e otri nuovi (lasciando quindi perdere i vecchi), mentre è diversa la versione di Luca: Nessuno mette vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino nuovo fa scoppiare gli otri e si spande, e gli otri vanno perduti. Ma il vino nuovo va messo in otri nuovi. E nessuno, che abbia bevuto vino vecchio, ne desidera del nuovo, perché dice: Il vecchio è buono (Luca 5,37-39).
  • Che dire di questa differenza?